IL MONASTERO E LE SUE PECULIARITA' - WEEKEND MERAVIGLIOSI A MORIMONDO...E NON SOLO!

Vai ai contenuti

Menu principale:

IL MONASTERO E LE SUE PECULIARITÀ
Costruito a partire dal 1135, fu trasformato in più riprese per essere adattato alle diverse esigenze dei monaci (soprattutto nel primo Duecento e nel Seicento), senza che si perdessero
la struttura e la pianta del complesso. A differenza degli edifici cistercensi tradizionali (costruiti in piano), presenta complessivamente quattro piani, realizzando una clausura verticale,
che dall’interno del dormitorio da l’impressione di essere in collina.
Nel chiostro si vede come alla struttura medioevale, adiacente alla chiesa, siano stati aggiunti gli altri tre lati rinascimentali che dai documenti sappiamo essere stati commissionati
dai monaci fiorentini per riportare la regolarità della vita nel chiostro. Si notano i palazzi del Settecento che si elevano sui lati ovest e nord del chiostro. Nel suo insieme il chiostro è
il simbolo più efficace per esprimere la vita dei monaci: come esso comunica con l’esterno solo tramite il cielo, così il monaco deve cercare Dio soltanto.
Nel primo inventario del XII secolo della biblioteca di Morimondo è documentata la presenza di un manoscritto, il De Claustro Animae di Ugo da Folieto, che parlava della vita spirituale
dei monaci traendo esempi e simboli dal cantiere edile. In particolare per descrivere la relazione tra le attività e gli ambienti del monastero egli denomina ogni lato del chiostro con
il titolo di una virtù. Il lato est è quello del disprezzo di sé, cioè dell’umiltà e comprende: il dormitorio al primo piano, l’armarium piccolo locale di lettura che raccoglie i testi usati quotidianamente, la sala capitolare, luogo delle riunioni dove la comunità ascolta l’insegnamento dell’abate, lo elegge e assume le decisioni più importanti, a fianco il locutorium, luogo dove l’abate dava gli ordini e le incombenze alla comunità, da ultimo la sala dei monaci, sede dello scriptorium.
Il lato sud è il lato del disprezzo delle cose del mondo e comprende tre ambienti: il calefactorium, l’unico ambiente riscaldato, il refettorio e la cucina.
Il lato ovest è quello dell’amore al prossimo, poiché è il lato dei conversi che tenevano i rapporti col mondo esterno tramite le fattorie, la foresteria, l’infermeria e la porta del monastero
per la carità ai bisognosi e l’accoglienza dei pellegrini. Il lato nord è quello dell’amore di Dio, sia perché è il lato dove è ubicata la chiesa abbaziale,
sia perché qui sul sedile della lectio i monaci facevano la meditazione spirituale e ricevevano una volta a settimana gli incarichi e i servizi nel monastero da eseguire a turno.
La Sala Capitolare. Lo stile architettonico di questo ambiente datato alla prima metà del XIV secolo, differisce dalle caratteristiche generali del monastero. Ciò risulta evidente dalla presenza di colonne slanciate in pietra (non in mattoni), e da una sensibilità che sembra anticipare il primo gotico; ma anche qui, come in tutti i locali dell’edificio, si riscontra una struttura semplice e lineare elegante al tempo stesso; per il monaco ogni attività, non solo la preghiera, rappresenta una lode a Dio. La Sala rispecchia il modello cistercense a pianta
quadrata con tre navate di tre campate ciascuna. Il sistema di copertura, con le volte a crociera ogivale, costolonate a toro e poggianti su capitelli, è tipicamente cistercense, segni di
elegante sobrietà.
Per accedere alla sala Capitolare i monaci scendevano alcuni gradini in segno di umiltà; qui, infatti, i religiosi si autoaccusavano davanti ai confratelli delle proprie mancanze nei confronti
della Regola e l’abate assegnava le punizioni e qui si prendevano le decisioni più importanti relative alla vita del monastero; ogni giorno poi si leggeva un capitolo della regola
che si commentava insieme ai testi di formazione.
Sulla parete occidentale si aprono, ai lati della porta, due trifore: a queste si affacciavano i conversi per assistere alle riunioni, poiché non avevano diritto di accesso alla sala e non potevano prendere parte alle decisioni; proprio da questa consuetudine deriva il modo di dire: “Non avere voce in Capitolo”.
Dopo la Sala Capitolare, un androne localizzava la presenza della “Scala a giorno”, utilizzata dai monaci per accedere dal chiostro al dormitorio e qui permettersi un po’ di riposo.
Tracce dei primi gradini si possono ancora ritrovare nella doppia vetrinetta, visibile sul pavimento del dormitorio adiacente alla stanza affrescata dell’Abate.
Subito dopo questo ambiente si trova il Locutorium luogo dove era possibile parlare con l’abate e ricevere gli ordini per il lavoro del giorno o scambiare parole con i confratelli, dato
che nella convivenza era richiesta l’abitudine del silenzio da vivere con amore. Parlare e insegnare era compito del maestro, il dovere del discepolo quello di tacere e ascoltare. Per comunicare in caso di necessità era in auge un linguaggio di segni convenzionali. Di seguito, il corridoio dove, prima di essere demolita l’antica scala (ora coperta da un cristallo
trasparente), collegava alla Sala di Lavoro sottostante. Dal corridoi si accede poi alla Sala dei monaci, dove lavoravano i coristi. Originariamente questa era divisa in due navate da otto archi a tutto sesto, ma nel XII-XIII secolo fu ripartita in quattro sale per migliorare e specializzare il lavoro differenziato dello scriptorium aumentando il clima di silenzio e di concentrazione. Nelle varie sale si trattavano le pelli per fare pergamene che venivano poi squadrate, rigate e fascicolate. Sulle pareti si individuano varie decorazioni fatte con una scialbatura, direttamente sul mattone. Successivamente nel XVII secolo fu trasformata nella residenza dell’abate commendatario con la costruzione di un corridoio lungo il lato ovest e di una grande sala realizzata demolendo gli archi e le colonne della sala medievale. Procedendo ci si trova nel’ultima sala dello Scriptorium, dove i copisti e i miniaturisti trascrivevano e decoravano i codici: qui si trova un esempio di alfabeto per gli incipit da fare nei codici ad ogni nuovo capitolo e una imago mundi, con la rappresentazione simbolica del mondo conosciuto nel XII secolo. Nel chiostro sono presenti altre due sale, la Cucina e il Refettorio, ora utilizzate per conferenze ed attività culturali. Entrambe le sale sono state rimaneggiate da interventi eseguiti intorno alla metà del Seicento. Particolarmente evidente nella zona dell’antico refettorio è la ricostruzione di una sala sul modello dei palazzi nobiliari. Essa è decorata all’interno da un affresco del XVII secolo di scuola lombarda rappresentante le “Tentazioni di Gesù nel deserto”. Il camino datato 1620, proveniente dalla sala del XVII secolo dello scriptorium, è stato qui posizionato dal pittore Comolli nel XX secolo.
Il piano inferiore rispetto al chiostro può essere raggiunto tramite lo scalone costruito nel XVIII secolo dove aveva sede il Calefactorium, unico ambiente sempre riscaldato e dove si
facevano tra l’altro le tinte e i colori per gli amanuensi, che raccorda, in maniera diversa rispettoal Medioevo, i vari livelli del monastero; il Loggiato, ambiente aperto, edificato secondo
il modello dei palazzi signorili rinascimentali è stato realizzato a partire dal 1450.
Scendendo sotto il chiostro del corpo orientale, si trova la prima Sala dei monaci, risalente al 1150, uno degli ambienti tra i più suggestivi e completi oltre alla Chiesa abbaziale: è suddiviso da otto campate con volte a crociera e ripartito in due navate da colonne polilobate con una sola colonna rotonda. La decorazione molto semplice dei sottarchi propone un motivo geometrico pulito ed elegante. Questo ambiente nel XIII secolo ebbe la funzione di officina per la tessitura. Procedendo, si scende nella Sala dei Padri Fondatori, con l’antica colonna in pietra, quadrata ad angoli smussati, che costituisce il primo nucleo del monastero. Sul lato opposto, la cisterna, e proseguendo oltre alcuni ambienti riservati ai monaci conversi.




 
Copyright 2011- 2016, Comune di Morimondo, P.IVA 01780060159, All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu