LA CHIESA - WEEKEND MERAVIGLIOSI A MORIMONDO...E NON SOLO!

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LA CHIESA
La chiesa abbaziale di S. Maria in Morimondo, che appare tra le migliori e più evolute espressioni dell’architettura cistercense, iniziò a essere edificata solo nel 1182. La differenza rispetto alle altre abbazie cistercensi lombarde è data dalla presenza di volte a sesto acuto e a base rettangolare, che oltre a migliorare la statica, aumenta l’effetto di slancio verso l’alto
di tutta la struttura. Il linguaggio simbolico è dato dalle asimmetrie accuratamente volute, come la differenza tra la navata laterale nord con le arcate gotiche e le colonne leggermente più corte e la navata laterale sud con le arcate romaniche e le colonne più lunghe; oppure le bifore della facciata della chiesa non centrate, o nell’abside, dove nel lato sud è presente la monofora che nel lato nord è assente. Il motivo di tutte queste asimmetrie è questo: solo Dio è perfetto e il monaco è in cammino verso la perfezione. La più antica delle opere presenti all’interno è l’acquasantiera in pietra scolpita, entrando in abbazia a destra. Appoggiata su un supporto erratico formato da quattro colonnine in marmo, la grande vasca mostra mascheroni e volti mostruosi sul bordo esterno. Come indicano le aperture tamponate, essa assolveva a un’altra funzione e non si esclude che fosse l’antico lavabo dei monaci all’interno del chiostro, in prossimità del refettorio. Nel tempo la chiesa è stata arricchita con opere d’arte, espressione di fede e di devozione.
Dietro l’altare maggiore si può ammirare il bellissimo coro ligneo, formato da 40 stalli esterni con alti schienali e 30 più bassi addossati agli inginocchiatoi. Uno degli aspetti più
pregiati è costituito dalle decorazioni degli schienali eseguite con incisioni a ferro caldo e da una serie di intarsi chiari di piccole losanghe prospettiche secondo la tecnica detta alla “cer-
tosina”. Fu costruito nel 1522 da Francesco Giramo di Abbiategrasso, su committenza dei monaci di Settimo Fiorentino, che dal 1490 erano presenti a Morimondo per riformarne la vita
religiosa. Molto bella e delicata nelle figurazioni si presenta la porta centrale che in origine segnava l’ingresso al coro, rappresentante all’esterno l’Annunciazione a sottolineare simbolicamente come la condizione della preghiera consista nell’accoglienza del disegno di Dio a imitazione di Maria; all’interno delle due ante sono raffigurate S. Scolastica (sorella di S.
Benedetto) e S. Caterina di Alessandria (protettrice dei teologi). Altri otto santi sono raffigurati negli schienali dagli stalli intarsiati e pirografati: S. Pietro e S. Paolo ai lati della
porta, S. Giovanni Battista e l’Arcangelo Michele negli angoli, S. Roberto di Molesme fondatore di Citeaux e S. Ambrogio posizionati l’uno di fronte all’altro nella zona centrale, S. Benedetto e S. Bernardo ai posti più esterni del coro. Originariamente il coro era situato davanti all’altare, come consuetudine delle chiese claustrali, ed era riservato alla preghiera dei monaci, ma dopo l’erezione canonica a parrocchia nel 1564 l’abbazia dovette essere adattata alle nuove esigenze liturgiche, così che nel 1591 il coro venne spostato nella posizione attuale per permettere ai fedeli di partecipare alle funzioni religiose e per lasciare ai monaci un
luogo riservato alla loro preghiera salmodica. È di quegli anni la realizzazione del crocifisso ligneo detto del maestro del Crocifisso di Morimondo che potrebbe essere stato un allievo alla bottega del milanese Giovanni Angelo Maino, o di Francesco Vismara uno dei Maestri presenti a Morimondo con la bottega di Francesco
Giramo, autore del coro ligneo. Il segno di questo rinnovato fervore attuato dal gruppo di Cistercensi fiorentini viene testimoniato da altre opere di devozione, quali ad esempio la decorazione rinascimentale in terracotta del portale della sacrestia e soprattutto l’affresco strappato, attribuito a Bernardino Luini e datato 1515, raffigurante la “Madonna col Bambino e San Giovannino tra i Santi Benedetto e Bernardo” rappresentati in un ampio pergolato architettonico. S. Bernardo è qui raffigurato col libro in mano e col pastorale, per sottolineare il suo magistero e la sua autorità come abate. La collocazione originaria presso la scala del chiostro, passaggio obbligato dei monaci per entrare in chiesa, doveva richiamare il monaco alla preghiera iniziale e finale della giornata alta Vergine: per seguire l’esempio ed amare più profondamente Gesù. Non è un caso infatti che le chiese cistercensi, fin dalla casa madre Citeaux nel 1106, siano state consacrate alla vergine Maria. Sempre all’interno della chiesa si possono ammirare altre opere d’arte del Rinascimento e del Barocco: l’affresco del battistero datato 1574, voluto da S. Carlo Borromeo, che raffigura il “Battesimo di Gesù tra i Santi Benedetto e Bernardo.
Prossime alle opere di Daniele Crespi presso la Certosa di Pavia, sono le figure di “S. Bernardo” e di “S. Benedetto”, rappresentate nei: due dipinti su tela databili alta prima metà
del Seicento posti sulla parete della navata laterale di destra. il costante affiancamento dei due santi rivela un nuovo indirizzo iconografico. S. Bernardo raffigurato a fianco di S. Benedetto assume il ruolo di vero interprete della Regola e della vita monastica volute dal santo di Norcia.
Più strettamente celebrativo della figura del santo è il quadro raffigurante “La Famiglia di S. Bernardo”, che rappresenta i suoi parenti stretti, molti dei quali con altri venti amici lo seguirono a Citeaux. Il santo abate di Clairvaux è qui raffigurato con gli strumenti della passione per mostrare la sua compenetrazione col mistero di Cristo. Sebbene molto rovinato
dall’azione degli agenti climatici, per la storia dell’abbazia risulta particolarmente interessante; infine, l’affresco di un artista anonimo della metà del secolo XVIII, con l’iconografia
abbastanza rara dell’episodio della Visione della Scala Coeli tratta dal passo biblico della scala di Giacobbe. Durante la celebrazione eucaristica all’abbazia delle Tre Fontane a Roma,
S. Bernardo ebbe la prodigiosa visione delle anime dei defunti in ascesa verso il cielo con l’aiuto degli angeli, episodio ricordato tradizionalmente nelle letture dell’ufficio in suffragio
degli abati cistercensi defunti, che si recitava normalmente in Scala Coeli a Roma nel mese di febbraio. Questo affresco, prima del restauro si trovava sulla facciata dell’ Abbazia
da cui è stato tolto per essere protetto dalla luce solare troppo forte e dalle intemperie.


 
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