LA STORIA DELL'ABBAZIA DI MORIMONDO - WEEKEND MERAVIGLIOSI A MORIMONDO...E NON SOLO!

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LA STORIA DELL’ABBAZIA

Il Kalendarium liturgico del XII-XIII secolo è il primo documento che riporta la data di fondazione del monastero cistercense di Morimondo: al 4 ottobre 1134 è segnato l’arrivo dei primi dodici monaci col loro abate provenienti da Morimond in Francia. Una testimonianza che lascia comprendere la spiritualità che animava questi uomini la troviamo nell’Exordium Parvum, il documento più antico che parla della fondazione di Citeaux, il primo monastero da cui nacque l’ordine cistercense. A Morimondo la vita del monastero fu subito vivace, attiva e ricca di vocazioni, tanto che con l’aumento dei religiosi fu possibile formare nuovi gruppi di monaci per fondare altre due abbazie: Acquafredda presso la diocesi di Como nel 1143 e Casalvolone presso Novara nel 1169. Il fiorire della comunità di Morimondo è testimoniato anche dalla ricca biblioteca che veniva via via a formarsi nello scriptorium monastico, dove dalla metà del XII secolo si ebbe una vasta produzione codicologica. L’aumento dei testi era dovuto alle esigenze di studio e di preghiera della comunità, che secondo la Regola di S. Benedetto e gli statuti del nuovo ordine, doveva occupare buona parte del suo tempo nella lettura. Altri due segni di questa vitalità dell’abbazia di Morimondo all’interno del suo territorio, sono dati dall’attività del cantiere edile, che velocemente portò a conclusione la costruzione del cenobio e dalla vasta proprietà terriera per l’attività agricola, che raggiunse in breve i 3.200 ettari. Purtroppo la laboriosità e la pax monastica furono disturbate dagli eventi bellici del tempo. L’abbazia, infatti, era stata fondata in una zona strategica al confine tra Pavia e Milano, città che continuamente si contendevano il dominio politico e militare con saccheggi e sconfinamential di qua e al di là del Ticino, causando distruzioni e massacri. Con la calata di Federico Barbarossa in Italia, Morimondo venne sconvolta con un primo saccheggio da parte delle truppe tedesche nel 1161. Anche i lavori della chiesa abbaziale, ostacolati da una disputa di giurisdizione ecclesiastica
con la vicina pieve di Casorate Primo, che osteggiava la costruzione di una nuova chiesa monastica, poterono iniziare per intervento di Papa Alessandro III, solo nel 1182. Essi vennero effettuati abbastanza celermente e nel 1200 si era giunti quasi alla metà della costruzione. In questo periodo la vita della comunità era abbastanza stabile e aveva raggiunto il suo apogeo: si contano quasi 50 monaci coristi e 200 monaci conversi. Dalla scuola allo scriptorium, dalla foresteria al lavoro agricolo, l’abbazia era al massimo delle sue possibilità produttive. Nel 1237 il cantiere era giunto alla facciata della chiesa, ma i lavori furono interrotti da un terribile saccheggio avvenuto nella notte del 3 dicembre a opera delle truppe pavesi, che devastarono e uccisero. Da allora la comunità non si rialzò più, anche a causa di altri due
saccheggi subiti nel 1245 e nel 1266. Il termine dei lavori dell’abbazia si ebbe solo nel 1296. Il XIII secolo, col sorgere dei nuovi ordini mendicanti, portò a Morimondo come per tutto l’ordine dei Cistercensi la diminuzione delle vocazioni dei monaci conversi, con la conseguenza di un calo del lavoro agricolo, che venne affidato alle popolazioni nel frattempo stabilitesi intorno alle grange.
Nel 1450 Morimondo divenne commenda e il suo primo abate commendatario fu il cardinale Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano, seguito dal cardinale Branda Castiglioni, noto umanista, ma provvidenzialmente ebbe la sua rinascita spirituale grazie al figlio di Lorenzo il Magnifico, il cardinale Giovanni de’ Medici, futuro papa Leone X. Egli si adoperò a inviare a Morimondo otto monaci cistercensi provenienti dall’abbazia di Settimo Fiorentino per riportare la regolaritá della vita monastica. Segno di questa ripresa sono le opere di arte e di devozione volute dai monaci in quegli anni, come la ricostruzione del chiostro nel 1500, il rifacimento del portale della sacrestia, l’affresco della “Madonna col Bambino” attribuito al Luini, dei 1515, e infine il coro ligneo del 1522. Nelle sale del monastero, invece, vennero portate delle modifiche dovute alle nuove esigenze del tempo con la realizzazione di nuove scale e con la divisione in più stanze del dormitorio, dove ancor oggi si può ammirare quella dell’abate, riconoscibile dalle decorazioni e dallo stemma. Nel 1561 San Carlo Borromeo, per aiutare economicamente l’Ospedale Maggiore di Milano, spoglia diverse abbazie tra cui Morimondo, dei propri terreni: iniziativa legittimata da papa Pio IV. Morimondo viene eretta a parrocchia con il nome di S. Maria Nascente. Il Seicento, epoca di grandi umanisti e storici cistercensi, vede nell’abate Antonio Libanorio (1648-1652) l’apice di una nuova ripresa della comunità monastica come centro di cultura con l’importanza data alla cura della biblioteca oltre che allo studio. Il Settecento esprime la vitalità morimondese attraverso l’edificazione dei due palazzi situati nel chiostro; ormai si era prossimi alla soppressione della comunità cistercense, arrivata il 31 maggio 1798, in piena Repubblica Cisalpina.
Dal 1805 la vita religiosa venne animata da sacerdoti ambrosiani, mentre l’attività agricola degli abitanti del luogo manteneva sostanzialmente intatto il paesaggio circostante. Degna di nota, per la ricchezza spirituale che ne è derivata, è la presenza a Morimondo del dottor Erminio Pampuri, dal 1921 al 1927 medico condotto comunale, santificato poi come San Riccardo dell’Ordine dei Fatebenefratelli.
Nel 1950 vengono restaurate la chiesa abbaziale e la sala capitolare.
Nel 1982 il Comune di Morimondo acquista da privati il monastero, ed inizia una meticolosa opera di recupero e salvaguardia del complesso architettonico.
Nel 1993 una nuova rinascita viene dalla costituzione della Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, che si propone come istituto capace di valorizzare il patrimonio spirituale e culturale dell’abbazia e del monachesimo cistercense in generale.
Nel 2007 il museo dell’abbazia, comprendente le sale monastiche e il museo Comolli, viene accreditato dalla Regione Lombardia.
Nel 2008 si completano i lavori di restauro dell’intero complesso abbaziale.


 
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